L’importanza dell’alimentazione per la fertilità. Intervista alla Dott. Gemma Fabozzi


Sia che una donna stia cercando una gravidanza da pochi mesi, sia che stia intraprendendo un percorso di fecondazione assistita, il ruolo dell’alimentazione sulla fertilità è un tema di cui si parla ancora troppo poco, ma una importante mole di evidenze scientifiche sostiene l’importanza di questo legame. Per approfondire il tema abbiamo intervistato la Dott.ssa Gemma Fabozzi.

In che modo la dieta e la fertilità sono legate?
Aumenta ogni giorno la letteratura scientifica che dimostra quanto l’alimentazione possa influire sul tempo necessario al raggiungimento della gravidanza, sia in modo naturale che mediante procreazione medicalmente assistita (PMA). Per quanto riguarda la fertilità in generale, è stato riportato che l’alimentazione può diminuire il rischio d’infertilità dovuta a problematiche ovulatorie. È emersa anche una correlazione tra dieta mediterranea e fertilità: le donne che adottano questo tipo di alimentazione hanno infatti meno difficoltà a rimanere incinte, mentre coloro che mangiano più di frequente cibi spazzatura, il classico ‘junk food’  e poca frutta e verdura, impiegano mediamente un periodo più lungo più lungo per diventare mamme. Per fare un esempio pratico, sempre riferendosi alla produzione scientifica, diversi studi hanno sottolineato il ruolo chiave del pesce per l’ottenimento di una gravidanza, in particolare se contenente grassi polinsaturi omega-3. Uno studio ha dimostrato che le coppie in cui entrambi i partner consumano più pesce hanno una fertilità maggiore del 61% e un’incidenza dell’infertilità inferiore del 13% rispetto alle coppie che consumano meno pesce. Un altro aspetto importante sembra essere rappresentato dall’omeostasi del glucosio e della sensibilità all’insulina. È stato ampiamente documentato, infatti, che un eccesso di zuccheri interferisce con la funzione ovarica nelle donne e con la produzione ovarica di androgeni, confermando il loro ruolo degli zuccheri nella patogenesi della sub-fertilità, in particolare nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico.

Come influisce la dieta in un percorso di PMA?
Un tema ancora più delicato e degno di attenzione da parte degli specialisti è quello dell’alimentazione durante un percorso di fecondazione assistita: sempre più studi confermano il suo ruolo importante per l’ottenimento di una gravidanza. È stato riportato, infatti, che anche in questo caso una dieta di tipo mediterraneo (ricca di verdure e oli vegetali, pesce e legumi, con una bassa assunzione di cibi industriali) prima e durante un percorso di fecondazione assistita è associata ad una maggiore probabilità di gravidanza, correlazione che invece non sembra esserci con una dieta ‘salutare’, con alimenti poco processati (es. frutta, verdura, legumi, cereali integrali e pesce, bassa assunzione di cibi industriali e carne) ma comunque non di tipo ‘mediterraneo’: un’evidenza che mette così in luce il ruolo chiave dell’olio extravergine d’oliva, uno degli alimenti cardine della nostra dieta, per la fertilità.

Quale dovrebbe essere la dieta di una donna alla ricerca di una gravidanza mediante fecondazione assistita?
Sarebbe molto importante che i centri di fecondazione assistita mettessero a disposizione, una consulenza nutrizionale o una prima visita mirata all’analisi della storia della paziente e del suo stile di vita, analizzando le sue abitudini alimentari e considerando le sue problematiche specifiche correlate all’infertilità quali endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico o altro, e fornendole linee guida o piani specifici per la propria situazione. Una volta effettuato l’inquadramento della paziente attraverso la prima visita, si possono elaborare piani specifici per accompagnare la donna durante le varie fasi della fecondazione assistita, con piani settimanali personalizzati, specifici per le varie fasi della fecondazione assistita.

Quali sono e come cambia l’alimentazione delle varie fasi di un ciclo di PMA?
La prima fase è quella pre-trattamento: il regime alimentare viene finalizzato alla detossificazione e al riequilibrio dell’organismo con l’obiettivo di fornire protezione antiossidante, ripristinare il microambiente intestinale, mantenere l’equilibrio ormonale, supportare il sistema immunitario, ridurre gli stati infiammatori, gestire l’equilibrio glicemico e l’equilibrio acido-base. In questo caso il periodo ‘finestra’ entro il quale è meglio agire è di 3 mesi prima del prelievo ovocitario, e di un mese prima del transfer embrionale. 
La seconda fase è proprio quella della stimolazione ormonale e del pick-up: viene elaborato un piano nutrizionale specifico per la durata della stimolazione di circa 12-14 giorni, volto al sostegno della crescita dei follicoli, aiutando a prevenire o minimizzare gli eventuali disturbi quali gonfiore, stanchezza, ritenzione idrica e mal di testa che potrebbero presentarsi nel corso del trattamento. La terza fase è quella del post-pick up: il piano nutrizionale specifico per il periodo successivo alla stimolazione e mira a ripristinare la condizione fisiologica dell’organismo a seguito della stimolazione ormonale. La quarta fase è quella del transfer embrionale, durante la quale l’alimentazione viene modulata ad hoc per la durata della preparazione al trasferimento dell’embrione in utero; volta al sostegno della crescita endometriale, del microcircolo, antinfiammatorio e antiossidante. Infine, la quinta fase, quella post-embryo transfer: il piano nutrizionale in attesa del test di gravidanza (dosaggio ematico della beta hCG) per verificare l’esito del trattamento, mirato al sostegno dell’endometrio nella fase più delicata e cruciale per l’impianto dell’embrione, prevedendo già tutte le precauzioni necessarie per la donna in gravidanza.

Infine, cosa sbagliano più spesso le pazienti alla ricerca di una gravidanza, dal punto di vista della dieta?
Eliminare i grassi dalla loro tavola. È la regola che sempre più donne si impongono nel tentativo di tenere sotto controllo il peso corporeo. Ma una scelta del genere influisce moltissimo sulle chances di gravidanza e moltissime donne questo lo ignorano. Il consiglio che io do a tutte le aspiranti mamme è invece quello di assumere il 25-30% di grassi nella propria alimentazione: tutti i macronutrienti - carboidrati, proteine e grassi - svolgono un ruolo chiave nelle funzioni riproduttive, in particolare il glucosio e gli acidi grassi sono fondamentali non solo durate tutto il periodo di crescita dei follicoli, ma anche e soprattutto durante la sua maturazione finale e ovulazione. E’ stato dimostrato che concentrazioni di glucosio troppo alte o troppo basse possono provocare una ripresa precoce della maturazione nucleare  dell’ovocita, una alterata maturazione citoplasmatica e delle cellule del cumulo che lo circondano ed è per questo che la dieta dell’aspirante mamma dovrà apportare sia la giusta quantità di zuccheri, che non sia né troppa né troppo poca, che la giusta quantità e qualità di grassi, utilizzati come fonte energetica durante la maturazione degli ovociti e per la sintesi degli ormoni.
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